c'era una volta nella
città di Grottanera un tale che si chiamava Mineco: tutta la sua ricchezza
era un galletto, ma un giorno, che aveva una fame da non vederci più, decise
di andare a venderlo al mercato. Là trovò due maghi che glielo comprarono:
gli dissero però di portarlo fino a casa perché non avevano soldi con loro.
I due maghi si avviarono, lui era dietro ed il gallo in mano e li sentiva
parlare tra loro:
"Chi l'avrebbe detto che avremmo avuto quest'incontro. Questo gallo sarà la
nostra fortuna, con la pietra che ha in testa; la faremo subito montare su
di un anello e potremo avere quello che vogliamo".
"Zitto", disse l'altro, "che ancora non ci credo. Siamo ricchi! Non vedo
l'ora di spaccar la testa al gallo!".
Mineco, capito di che si trattava, voltò per una stradina, prese il largo, e
arrivò dritto dritto a casa sua. Qui torse il collo al gallo e, apertali la
testa trovò una pietra; la fece montare su di un anello di ottone, e poi
chiese:
"Voglio diventare giovanotto".
Appena pronunziate queste parole il sangue gli tornò più vivo, i nervi più
saldi, i muscoli più forti, le gambe più ferme, i capelli d'argento si
fecero d'oro, la bocca si riempì di bei denti bianchi, insomma divenne un
bellissimo giovane. Allora continuò:
"Desidero un palazzo magnifico e la figlia del re per sposa".
Ed ecco comparire un palazzo ricchissimo con statue e colonnati, l'argento
riluceva dappertutto, l'oro si calpestava a terra, brulicava di servitori,
cavalli e carrozze a bizzeffe. Tanto che il re che si era accorto di tanta
magnificenza decise di dare in moglie sua figlia a quel signore.
Ma i maghi, che conoscevano l'origine di tanta fortuna, decisero di
toglierla di mano a Mineco. Costruirono una bella bambola che si muoveva
tutta, rideva e piangeva, e andarono dalla figlia di Mineco, per venderla.
La bambina chiese quanto volevano, loro risposero che non c'era prezzo che
poteva pagarla, ma gliel'avrebbero data se avesse fatto loro il piacere di
mostrare come era montato l'anello del padre, che ne volevano uno uguale.
La bambina accettò subito e disse di tornare l'indomani che si sarebbe fatta
dare l'anello.
Così la sera la bambina disse al padre tante cosine dolci e gli fece tante
carezze che lui acconsentì a prestargli l'anello. Il giorno dopo i maghi
avuto l'anello sparirono in un baleno, andarono in un bosco e tolsero
l'incantesimo al vecchio ringiovanito. Mineco che in quel momento stava
chiacchierando con il re, cominciò ad arruffarsi tutto, poi i capelli
sbiancarono, la faccia raggrinzì, la bocca si sdentò,la gobba si alzò e gli
abiti divennero stracci. Il re vedendo quel vecchio pezzente conversare con
lui lo fece cacciare a male parole e quando il povero Mineco andò dalla
figlia e si sentì raccontare la burla che gli avevano fatto, per poco non si
buttò giù dalla finestra per la disperazione.
Poi decise di andare a cercare i maghi per riprendersi il suo anello. E
cammina cammina arrivò nel regno dei topi, Buconero; ma lì fu preso per una
spia dei gatti e fu portato davanti al re, che gli chiese chi era e da dove
veniva. Mineco tirò fuori dalla sua bisaccia un gran pezzo di lardo per il
re, poi, raccontò tutta la sua storia e concluse che non avrebbe avuto pace
finché non trovava i due maghi col suo anello, che lo avevano derubato tutto
insieme della bellezza, della gioventù e dell'amore.
A questo racconto il re si sentì muovere a pietà e chiamò i topi più vecchi
a consiglio chiedendo il loro parere attorno alla disgrazia di Mineco. Per
fortuna c'erano lì due topi che avevano vissuto a lungo nelle cantine di una
locanda che dissero:
"Stai allegro amico, le cose vanno meglio di quanto tu creda. Un giorno che
eravamo nell'osteria passarono due uomini che raccontavano di uno scherzo
fatto a un vecchio di Grottanera, a cui avevano trafugato una pietra di
grandi virtù".
Mineco chiese ai due topi di accompagnarlo nel paese dei maghi per fargli
recuperare l'anello, e per ricompensa avrebbe dato loro un0intera forma di
formaggio e carne salata in quantità. I due furono d'accordo e partirono.
Dopo un lungo viaggio arrivarono alla casa dei maghi e videro che il più
vecchio non si toglieva mai l'anello dal dito. Quando sopraggiunse la notte,
i maghi dormivano, i topi entrarono nella casa e cominciarono a rosicchiare
il dito su cui era infilato l'anello. Il mago, sentendosi dolere si tolse
l'anello dal dito e lo ripose sul comodino; il topo allora se lo mise in
bocca e in quattro salti fu da Mineco; questi subito subito fece tramutare i
due maghi in asini: su uno montò e l'altro lo caricò di formaggio e carne
per i topi, e tornò a Buconero.
Dopo aver ringraziato il re e suoi consiglieri ritornò a Grottanera più
bello di prima e fu accolto dal re e dalla principessa con le migliori
carezze del mondo.
GIANBATTISTA BASILE