BACK

 

 

 

 

LA LEPRE E LA TARTARUGA

Era una fresca mattina di primavera. Tra gli abitanti del bosco c'era fermento. "Lo sapevo io che prima o poi la tartaruga avrebbe perso le staffe!" disse lo scoiattolo; "Già, già, la lepre è sempre stata così arrogante con lei!" rispose placido il castoro; "E' vero, è vero!!!" approvarono in coro gli altri animali del bosco, che quel mattino facevano crocchio intorno allo stagno. Ma di cosa stavano discutendo tanto animatamente! Cos'era successo tra la tartaruga Agenore e Filippo la lepre? Ebbene, dovete sapere che Agenore, come tutte le grandi tartarughe di terra, camminava sempre lento lento, assorto nei suoi pensieri. Era molto saggio e la corazza che si portava sempre dietro sulla schiena brillava di un verdissimo verde cangiante. Filippo, invece, era un giovane e baldanzoso leprotto grigio e, come ogni lepre che si rispetti correva veloce come il vento.Tanto che spesso dava del filo da torcere anche alla volpe. Andava fiero del suo codone bianco, che metteve bene in mostra quando correva e per questo, non si fermava quasi mai, era sempre in movimento e la lentezza della tartaruga Agenore lo irritava. Ogni volta, che si incrociavano lungo il sentiero, lo canzonava così: "Ehi là, vecchio polentone ma quando imparerai a camminare? Op, op, uno, due muovi le tue gambe corte! Ah, ah!".

Accadde così, che un giorno Filippo, sempre in corsa, travolse e buttò a terra Agenore: "Sei sempre tra i piedi, tontolona, imbambolata di una tartaruga", gridò la lepre con tutta la sua arroganza e non contenta proseguì: "Vecchio dinosauro imbalsamato, ma quando ti svegli?". "Questo è troppo", pensò Agenore, "Ora, sono proprio stufo!" e così si rivolse a Filippo: "Perché non guardi dove corri? Pensi, che il sentiero sia solo tuo? Sono arcistufo della tua prepotenza!" e così dicendo, si tolse il cappello e lo gettò in faccia alla lepre, in segno di provocazione: "Vediamo", disse la tartaruga "Chi di noi due è veramente il più imbambolato!" e così dicendo sfidò Filippo a fare una gara e gli disse: "Se io vincerò, tu la smetterai per sempre di molestarmi e mi porterai il rispetto che merito". Filippo, il leprotto, fece una grandissima risata: "Ah, ah, che spasso, una tartaruga che propone una corsa ah, ha, ha! Rido sinceramente divertito, comunque accetto". Filippo, si rotolava in terra dal gran ridere, ma Agenore restava impassibile e disse: "Bene, prendiamo dunque gli accordi dovuti e domani al sorgere del sole, ci troveremo là, dove sarà stato deciso dal grande gufo". Infatti, quando due abitanti del bosco, si sfidavano a duello, il grande gufo Gualtiero, faceva da giudice ed era lui in questo a decidere dove e come si sarebbe svolta la gara. Ci ritroviamo così, a quella fresca mattina di primavera, dove avevamo lasciato a confabulare i nostri amici nel bosco. Il gufo Gualtiero, aveva scelto il percorso della gara ed avrebbe seguito in volo Agenore e Filippo, per controllare che nessuno potesse commettere infrazioni. La gara partiva proprio dal laghetto, dove, accanto alla vecchia quercia, Pietro il riccio aveva aperto un piccolo banchetto per le scommesse: "Venite, venite", richiamava a gran voce il riccio, "Venite a scommettere sulla corsa del secolo!". Gli animali, si avvicinavano per scommettere: chi con due noci, chi con tre mele e quasi tuttti puntavano sulla vittoria di Filippo, che sapevano essere il più veloce. Nonostante ciò, la loro simpatia andava ad Agenore, per il coraggio con cui aveva sfidato la lepre.

Finalmente dal bosco giunsero Agenore, lemme lemme e Filippo, scattante più che mai. Appena, si posizionarono entrambi lungo il solco, che segnava il punto esatto di partenza, sotto lo sguardo vigile del gufo, la scoiattolina Teresa lanciò in aria una grossa nocciola. Era il segnale di partenza per i due sfidanti e Filippo, con scatto fulmineo seminò il povero Agenore. Nonostante la scoraggiante partenza, la tartaruga, non si perse d'animo ed instancabilmente cominciò a marciare. "Com'è ingenua e sciocca la tartaruga", diceva tra sè e sè Filippo "Quasi quasi, mi fermo un momento a schiacciare un pisolino". E così dicendo, si sdraiò sulla tenera erbetta. Era passata ormai quasi mezz'ora, quando un leggero ansimare svegliò la lepre: "Toh! Ecco che arriva Agenore", disse la lepre e così dicendo, lo lasciò passare solo per il gusto di sorpassarlo poco dopo e fargli inghiottire un pò di polvere . "Sei il solito maleducato, impertinente e presuntuoso!", gli urlò dietro Agenore, quando venne investito dal polverone che Filippo, si lasciò alle spalle. Dopo, aver corso ancora un bel pò, la lepre passò vicino ad un praticello colmo di tenere carotine: "Che bellezza", pensò "Ora, che mi raggiunge Agenore avrò fatto in tempo a sgranocchiare tutte queste delizie!" e preso dalla boria, di credere troppo facile quella vittoria si acquattò un'altra volta tra le fresche foglioline e cominciò a mangiare. Un boccone quà ed un boccone là, la lepre si allontanò dal sentiero e non si accorse che il tempo passava via veloce. Intanto, la tartaruga con la sua lenta andatura e senza perdere la speranza, continuava la sua corsa e giungeva pimpante al traguardo, tra gli evviva dei suoi compagni. Quando, la lepre si accorse dell'errore commesso era ormai troppo tardi e non potè che rodersi per la sua superbia e la sua presunzione. Gli animali del bosco, organizzarono una grande festa, in onore della tartaruga, che con la sua umiltà e la sua costanza, vinse la gara, mentre la lepre mortificata da tale disfatta, si allontanò nascondendosi tra i cespugli.