In una città molto grande capitò a una bambina di
perdersi. Accadde in un pomeriggio di primavera; la bambina aveva sette
anni, era graziosa e abbastanza ubbidiente, come tutti i bambini. Ma
anche molto curiosa. Camminava con la mamma in una strada affollata, la
mamma si fermò davanti a una vetrina, la bambina si fermò davanti a un
pagliaccio che suonava una trombetta. - Non ti muovere, - disse la mamma
alla bambina. Dopo il pagliaccio, c'era un fachiro, che faceva
ondeggiare qua e là un serpente al suono di un piffero. Il serpente era
di gomma e il fachiro aveva la barba finta. La bambina se ne accorse e
disse a voce alta: - Il tuo non è un serpente vero. - Vattene! - ruggi
il fachiro, roteando gli occhi, e la bambina scappò. Fu così che si
perse. Quando la mamma si girò non c'era più la bambina; quando la
bambina si voltò non c'era più la mamma. Andò proprio cosi e nelle
grandi città succede quasi ogni giorno.
La mamma si allarmò subito, la bambina invece continuò a curiosare. Era
un pomeriggio pieno di sole e in giro c'era tanta gente, la bambina non
aveva paura. La città di giorno è come un bosco incantato, pieno di
sorprese. La bambina si comprò un gelato alla vaniglia ed entrò in un
negozio di giocattoli, s'incantò davanti ai pupazzi di peluche e alle
bambole parlanti. Uscì, seguì una banda che suonava una marcia militare,
entrò in un grande magazzino, giocò con le scale mobili e si provò
cappelli. Uscì, guardò un venditore di carte che faceva giochi di
prestigio e un altro che vendeva pappagalli... E avanti, avanti. La
città di giorno è una meraviglia. La bambina camminava e il tempo
sembrava non finire. Era una fiaba. Per questo non s'accorse ch' era
arrivata sera e quando se n'accorse il bosco incantato era sparito, la
città non era più la stessa.
Fu un cambiamento improvviso: all'inizio c'era ancora luce e le vetrine
mettevano allegria, poi le strade si riempirono di gente che camminava
in fretta, nessuno guardava l'altro, nessuno scambiava una parola.
S'infilavano nei tunnel della metropolitana e sparivano li sotto, come
formiche. - Ti sei persa? -le domandò qualcuno e tirò dritto. La bambina
si ritrovò sola. S'incamminò senza sapere dove andare, e intanto il
cielo s'era fatto scuro e la città era diventata una foresta. La notte
la città è piena di strade vuote, che non portano a niente, di angoli
bui, di case senza nome. E di suoni misteriosi, di voci cupe e
soffocate, di urli di sirene, di miagolii di gatti e di silenzio. La
notte la città è come una foresta piena di lupi, che ingoiano i bambini.
La bambina lo sapeva e camminava; camminava e piangeva, disperata.
Nessuno la sentiva. Da una strada semibuia sbucò un uomo barcollando,
vecchio e con un occhio solo. «Di certo è un pirata» la bambina pensò, e
scappò via. Arrivò in una piazza e vide sotto un lampione delle figure
che parevano fantasmi. Un gatto sbucò dal buio e le schizzò davanti:
aveva gli occhi di fuoco, come le streghe. Da un portone socchiuso uscì
una voce cavernosa: chi era, un orco? Una mano s'allungò da una
panchina, la voleva afferrare. Una sirena urlò e le gelò il sangue. La
bambina camminava. Ma verso dove? La notte è lunga nel buio, il tempo
non finisce mai. E non ci sono amici. Dall' ombra sembrano uscire
mostri, non ci si può fermare. La bambina era cosi stanca che non
riusciva a piangere. Ed ecco, all'improvviso, sentì una musica. Era
dolce e lenta e veniva da un angolo nascosto. «Cosa sarà?» pensò la
bambina, e la seguì. Arrivò in una piazza, piccola, quadrata, tra
vecchie case che avevano le persiane colorate. C'era una giostra al
centro e un unico lampione che la illuminava.
La giostra era di legno, aveva cavalli bianchi che tiravano un cocchio e
angeli azzurri che reggevano le redini. Era vuota e girava pian piano.
Gli angeli avevano la testa inclinata un poco sulla spalla, giravano
tutt'intorno e la chiamavano. La bambina salì sulla giostra e perse ogni
paura. Si sedette nel cocchio e si addormentò. Gli angeli vegliavano. La
mamma la trovò al mattino, che dormiva ancora. La prese, l'abbracciò
stretta e la bambina continuò a dormire. Credeva che fosse tutto un
sogno. Giostre così ormai se ne vedono poche. E' per questo che quando
un bambino si perde, in una grande città, spesso non si ritrova.