Non era uscito con uno
scopo ben definito: camminando osservava la folla. Scrutava su ogni volto i
segni della sofferenza, in ogni sguardo la scintilla del desiderio, che è
l'elettricità che scuote e fa progredire. Studiava l'umanità di ognuno per
studiare la propria. La sua più profonda essenza era appunto questo
desiderio di umanità cosciente. Cacciandosi con gesto macchinale una mano in
tasca, per darsi un contegno, incontrò i grani lucidi della Corona. Sentì
tra le dita la crocetta. Sorrise pensando che il miglior mezzo per ritrovare
sé stessi e gli altri era pregare per ciascun uomo, saper dire con
generosità affettuosa per ognuno di coloro che s'agitano e soffrono sulla
terra, la parola che sulle loro labbra, spesso manca. Fu lieto di poter
pregare così e si fece mentalmente la croce. Il primo mistero gaudioso:
annuncio a Maria. Si vedeva intorno visi buoni e visi tristi: ognuno
camminava apparentemente per un affare od un impegno, ma nel significato più
profondo del suo agire c'era il desiderio ansioso di dare a sé stessi una
spiegazione del proprio mondo. E s'immaginava che scendesse l'angelo ed
annunciasse: «Fu concepito il Cristo, il più Uomo tra gli uomini, Colui che
vi aiuterà a conoscervi». Tutti stupivano non sapendo se sorridere o
adorare. Ed in quell'annuncio vibrava la parola dell'attesa e della
speranza: David, i profeti, Giobbe: ed il tormento di millenni insoddisfatti
che in quell'annuncio si placava. Ma era proprio necessario penetrare in sé
stessi? Perché non accontentarsi della realtà esteriore? Egli era uno
studente così e così, si trovava in istrada per questo e per quel motivo.
Non bastava? Nel più profondo del cuore sentiva che no. E il breve
dubbio rinfrancava la sua convinzione che il cuore non si accontenta del
fatto e del fine immediato, ma ha i suoi fini e le sue irrazionali ragioni.
E Gesù era concepito perché ogni uomo si riconoscesse in lui. Sorrideva
facendo passare tra le dita i grani consunti e dal mare della città agitata
e rumorosa alzava il suo pensiero a Gesù e per questo solo si sentiva
superiore alla realtà, si elevava al disopra della città, la vedeva tutta
commossa da brividi elettrici, in un ritmo frenetico. Secondo mistero,
terzo: la gioia di Elisabetta, il grazie di Maria, l'apparire del Verbo. La
sua preghiera si faceva sempre più piana: si sentiva sempre più lontano dai
passanti e dai rumori del traffico. I grani scorrevano lentamente sotto le
sue dita. La folla passava come una corrente davanti ai suoi occhi. Ed ogni
grano un nuovo aspetto gaudioso del mistero, ogni volto un nuovo riflesso
doloroso. Volti umani su cui tracciava i suoi segni crudi la lotta per la
vita: e per ognuno c'era una ragione di gaudio nell'apparire del Verbo. Ogni
grano, una preghiera: ogni preghiera un uomo che si sente chiamato alla
gioia. Ma perché erano tutti così tristi, anzi, apparivano senza vita nello
sminuire della luce e nell'allagamento dei fari elettrici? Gli pareva di
essere un povero che offrisse piccoli mazzi di gioia a tutti, con la sua
preghiera. Sentiva ogni istante di più il bisogno di pregare per gli uomini,
la necessità che ci sia qualcuno che continuamente preghi per gli uomini: se
non ci fosse questo qualcuno, come potrebbero essi sopportare il peso della
loro tristezza? Ecco gli ultimi grani: Ave Maria... Ave Maria... Ave
Maria...
Anche le lampade sospese in lunga fila sul corso erano grani su cui la notte
diceva la sua preghiera. Perché non fare della propria vita una corona di
grani? Quanti sacrifici di più si farebbero con lieto animo. Ora invocava la
Vergine con la molteplice lode litanica: Mater creatoris, Mater Salvatoris.
Madre della Verità. Guardava di nuovo negli occhi a quelli che turbinavano
attorno a lui come un vortice: quanti cercavano ancora la verità con retta
intenzione, con sincerità di fronte a sé stessi, con eroismo? E queste
domande erano una corona ch'egli sgranava tra le dita. Non rispondeva:
pregava. Si sentiva tanto serio nella preghiera e chiedeva per tutti che
fosse distrutta la malinconia di ciascuno. Incontrò un impiegato, vicino di
casa, e passeggiò un poco con lui. L'impiegato era un giovanotto ventottenne
chiuso e un po' goffo nei suoi abiti di taglio provinciale. Si confondeva,
parlando: aveva vergogna di se stesso. Egli sentì d'essere vicino ad
un'anima pura e la scrutò negli occhi chiari e sereni. Gli pareva,
incontrare nella folla un uomo che ha ritrovato se stesso nella purità. Ed
ora erano in due a pregare parlando di cose diverse. Erano i primi due grani
di una corona, le prime due pietre d'un muro. Sembrava a lui un dovere di
costruire questo muro, chiudere questa corona. Era impegnato: e per
cominciare, ora che capiva quale tesoro nascosto fosse quell'uomo, gli
offriva la sua amicizia incondizionata. Senza tante parole: con un'occhiata
franca. E sentivano che in due avrebbero potuto arginare la brutalità di
tutta una folla: ognuno di loro era una voce nel coro della preghiera umana.
Lo studente e l'impiegato, penetratisi in un istante ora salivano le scale
in silenzio, ciascuno con le dita della mano sulla crocetta d'argento.
GIANNI RODARI