C'era una volta un
ragazzino che pascolava le mucche; era stato soprannominato
Gianni-senza-paura, perché sosteneva di non temere niente e nessuno. In una
bella
sera d'estate, tutti i pastori erano riuniti in una baita. Iniziarono a
raccontarsi storie di diavoli e di spiriti, che facevano venire a tutti la
pelle d'oca.
Gianni ridendo diceva: "Smettetela di dire sciocchezze! Sono tutte
invenzioni!" "Ebbene, Gianni" disse il capo dei pastori "Scommetto la mia
mucca più bella che non avresti il coraggio di salire a mezzanotte in
cima alla montagna e di gridare per tre volte: "Teste vuote, rispondetemi!"
I pastori si guardarono atterriti; anche per la più bella mucca della
mandria, chi avrebbe rischiato di morire? Ma Gianni disse: "Accetto la
scommessa! Datemi
soltanto tre giorni per sistemare i miei affari"
"D'accordo!" rispose il capo.
Al villaggio, Gianni andò al convento dei Cappuccini e raccontò
della scommessa al capo monaco. "Imprudente!" gli disse il monaco. "Prima di
affrontare le forze del male, passa questi tre giorni a pregare."
Dopo tre giorni di preghiere, il monaco gli disse: "Lega questo
incenso benedetto al tuo bastone; prendi la sciabola e scala la montagna
prima del tramonto. Giunto sulla sommità, traccia un cerchio sull'erba;
mettiti al centro e non uscirne per nessun motivo!"
Gianni risalì alla baita e il capo gli propose: "Lasciamo perdere questa
stupida scommessa!"
"Temete forse che non ce la faccia?" rispose Gianni.
In verita',
il capo aveva paura di perdere la sua mucca più bella; così, si disse: "Devo
inventare uno stratagemma per spaventare questo ragazzo!"
Giunto sulla sommità, Gianni tracciò un cerchio nell'erba con la sciabola e
si sedette al centro, facendo bene attenzione a non superarne la
circonferenza. Calò la notte, il campanile di una chiesa nella valle suonò i
dodici rintocchi di mezzanotte.
Allora, Gianni pronunciò, con voce esitante: "Teste vuote, rispondetemi!"
Gli rispose solo il vento. Così, gridò più forte: "Teste vuote,
rispondetemi!"
Sentì una civetta. Gianni, rassicurato, urlò: "Teste vuote, rispondetemi!"
All'improvviso, apparve una nuvola di teste di morto, che iniziò a
ruotare intorno al cerchio, sibilando: "Cosa vuoi da noi? Esaudiremo i tuoi
desideri se esci dal cerchio!"
Gianni si rannicchiò meglio al centro del cerchio. Le teste dissero: "Getta
la sciabola!"
Gianni impugnò meglio la sua sciabola. Le teste ruggirono: "Getta il
bastone!" Ma Gianni strinse ancor di più il bastone tra le mani. La giostra
infernale girava vorticosamente producendo un fracasso assordante e Gianni,
immobile, si teneva
aggrappato alla sciabola e al bastone. Finalmente, l'aurora cominciò a
illuminare le vette, le forze oscure della notte si dissiparono e Gianni,
esausto, si mise in cammino verso valle.
All'improvviso, un enorme toro nero balzò da un cespuglio e gli si avventò
contro; Gianni schivò il suo attacco. "Io sono il
diavolo!" mugghiò l'animale.
"Il diavolo deve morire!" gridò Gianni e, con un colpo di sciabola, gli aprì
la testa
in due. Nella baita ritrovò i suoi compagni, ma non vide il capo: "Avrà
temuto che ritornassi!" disse ridendo.
Poi, raccontò cosa gli era accaduto. "E, mentre stavo scendendo, ho
incontrato il diavolo sotto forma di un toro!"
"Ma non hai avuto paura di lui?" domandarono i pastori.
"Niente poteva più spaventarmi!" disse Gianni. "Gli ho aperto il cranio in
due!"
Allora i pastori si fecero il segno della croce: "Era il capo che si era
travestito da toro per spaventarti!"
Quando esaminarono il cadavere, non riuscirono a staccare la pelle dal corpo
e,
malgrado gli sforzi, non poterono sollevare l'animale. Così, gli scavarono
una fossa e lo coprirono di terra senza spostarlo dal punto in cui era
morto. Da allora, l'erba non è più cresciuta in quella zona. Gianni fu
eletto capo al posto del morto e ricevette la più bella mucca della mandria.