Un uomo saggio e molto
ricco, che dedicava il suo tempo allo studio e alla cura degli infelici,
possedeva una gatta che amava molto. Ogni giorno passeggiava con lei fino al
tramonto, tanto che i suoi servi dicevano che era la sua unica confidente.
Una sera, dopo la sua passeggiata quotidiana, la gatta prese furtivamente
dalla cucina un pezzetto di carne. La cosa era piuttosto insolita perché la
gatta non rubava mai né pesce, né carne, perciò il cuoco che la sorprese la
punì severamente. La gatta scappò via offesa.
Il mattino dopo il cuoco raccontò al saggio ciò che era successo. Il saggio
la cercò a lungo e quando finalmente riuscì a trovarla le chiese perché
aveva rubato la carne.
La gatta tornò con tre graziosi gattini che il saggio affidò al cuoco. Ma,
poiché era ancora offesa, scappò a rifugiarsi tra i rami di un fico. "La
gatta ha ascoltato solo il suo amore materno: quindi non è colpevole!" disse
il saggio.
Il cuoco perciò andò sotto il fico a chiedere scusa alla gatta che scese
lentamente, e tornò dai suoi piccoli.