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Gli Esterhazy, già duecento anni fa, erano la più
grande famiglia dell'Austria. Per dire la verità,
gli Esterhazy, una famiglia di conigli, con il
passare del tempo erano diventati sempre più
piccoli, poiché non mangiavano mai abbastanza
insalata e carote, ma quasi solo cioccolatini,
caramelle, torte alla crema e strudel di mele. E
così avvenne che gli Esterhazy, di cui parla la
nostra storia, fossero molto piccoli, ma molto molto
intelligenti.
Il Principe regnante Esterhazy era preoccupato per i
suoi innumerevoli figli e nipoti. Nei negozi di
scarpe, li prendevano in giro visto che non gli
andavano nemmeno le scarpe per neonati; anche in
bicicletta avevano qualche difficoltà perché il
sellino era troppo alto e con le zampe non
arrivavano ai pedali. Il Principe pensò: "Così non
si può andare avanti! Bisogna fare qualcosa". Alla
fine decise: "Voglio mandare tutti i miei nipoti
all'estero, in parti diverse, dove possano cercarsi
una moglie grande e mettere su famiglia. |
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Un bel giorno, la primavera era ormai alle porte, il
Principe indossò la sua giacca di velluto più
elegante, e portò tutti i suoi coniglietti alla
Stazione occidentale di Vienna. Lì, disse ai nipoti:
"Ricordatevi di non accontentarvi mai, scegliete
sempre solo il meglio del meglio! Carote, insalata e
prezzemolo! E che ogni cosa sia fresca. E
soprattutto: niente dolciumi!
Il nome intero del più giovane dei suoi nipoti era
Michele Paolo Antonio Maria, 12792° principe di
Insalatinia e Carotopoli, conte di Lattughino,
signore di San Prezzemoloburgo, Agliogrado e
Corterapa. Ma naturalmente è un nome troppo lungo da
pronunciare, per cui chiameremo il nostro eroe,
semplicemente, Esterhazy.
La famiglia, decise che avrebbe dovuto tentare la
fortuna a Berlino. La sera, prima della sua
partenza, il Principe gli disse: "Adesso o mai più,
caro nipote, se vuoi avere una vera famiglia, è
arrivato il momento che ti trovi una moglie. E mi
raccomando cercane una bella grande". E un'altra
cosa aggiunse: "Ricordati, che i conigli di Berlino
vivono tutti dietro un muro. Però non temere! Chi
cerca, trova". Pieno di gratitudine, Esterhazy baciò
il Principe e prese il treno per Berlino. Dal
finestrino, vide tutti i suoi parenti, che lo
salutavano in lacrime. |
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Felice, salì sul treno. Quando il treno arrivò a
Berlino, alla stazione, chiamata Zoo, che per
Esterhazy era piuttosto triste, fredda e malandata,
il coniglietto vide che le persone erano davvero
strane, si lanciavano sguardi cattivi. Esterhazy,
saltellando, saltellando salì e scese le scale,
senza trovare l'uscita, ed alla fine lo raggiunse un
grosso cane, che lo fissò e gli abbaiò, dicendogli:
"I conigli qui in stazione non li vogliamo. Ti
faccio in umido, se non scompari". Poi, con il muso,
gli indicò l'uscita.
La città era illuminata a giorno, e piena di gente,
di automobili, di semafori. Esterhazy, odiava la
folla, inoltre era molto miope, ma aveva un olfatto
ed un'udito, particolarmente sviluppati. E così,
fidandosi del suo naso, saltellò lungo la strada più
grande di Berlino, anche se, ogni tanto andava a
sbattere contro qualcosa ed aveva paura di essere
calpestato. Ascoltando ed annusando, si accorse che
a Berlino c'erano tanti cani, autobus, poliziotti e
carretti che vendevano salsicce: ma non c'erano
conigli.
Esterhazy, era stanco, si ricordò dei consigli del
Principe, ma non c'era traccia di un muro.
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Improvvisamente, vide una vetrina gigantesca con un
cartello giallo uovo, sul quale c'era scritto:
ARRIVA IL CONIGLIO PASQUALE.
E sotto il cartello, su un trono di trucioli di
legni verdi, c'era una bella coniglietta dal pelo a
macchie bianche e marroni con un fiocco rosa intorno
alla gola. Non appena la porta del negozio si aprì,
Esterhazy sgattaiolò dentro e saltò sul bancone,
dicendo: "E' molto carina la coniglietta che avete
in vetrina, non potrei osservare la signora da
vicino?".
Il negoziante rispose: "E' l'ultima che ci è
rimasta, e per colpa di quelle macchie, che non
piacciono a nessuno. E poi ha gli occhi rosa! Lei
invece, caro signore ha proprio l'aspetto di un vero
coniglio di Pasqua. I conigli di Pasqua, non devono
essere molto grandi: ai clienti non piace".
Esterhazy, rispose orgoglioso: "Sono austriaco".
"Sì, non c'è dubbio, viene da un buon allevamento.
Si vede!", rispose il negoziante invidioso, il quale
aprì la porta della gabbia per permettere a
Esterhazy di conoscere la coniglietta, ma con
l'intento di intrappolarlo dentro.
Esterhazy, una volta nella gabbia, si presenta, con
grande cortesia: "Permette, Esterhazy".
La coniglietta rispose:"Io mi chiamo Mimì". Lo
fissava con quei suoi occhietti rosei, era molto
grande, quasi il doppio di lui.
"Sono di Vienna, le posso chiedere da dove
proviene?", disse Esterhazy.
Mimì, rispose: "Io sono di Berlino, e vengo dal
bosco di Tegel. Una zona meravigliosa!".
"Ma se ci stava tanto bene, perché è venuta qui in
città?", le chiese Esterhazy.
"E' stato il negoziante a prendermi, i miei fratelli
e le mie sorelle li ha già venduti", disse Mimì.
Esterhazy era molto arrabbiato e voleva dire al
negoziante di liberare Mimì, ma nell'afferrare la
maniglia della gabbia, si accorse di essere stato
chiuso dentro e pensò che questo era ciò che
accadeva, quando ci si fidava troppo della gente.
Tuttavia, Esterhazy era convinto che quella sarebbe
stata un'occasione per conoscere meglio Mimì e
magari per chiedere la sua mano e sposarla, ma non
si accorse che il negoziante aveva posto un altro
cartello sulla gabbia, con la scritta:
OFFERTA SPECIALE |
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Il mattino successivo, un ometto, dai folti baffi
neri, osservava Esterhazy, dalla vetrina ed un
momento dopo, era nel negozio ad acquistarlo.
Esterhazy, si sentì afferrare per le orecchie dal
negoziante, il quale lo separò da Mimì, che rimase
nella gabbia guardandolo tutta triste con i suoi
occhi rosei.
Esterhazy, finì in una scatola buia, che aveva uno
stranissimo odore e dondolava da pazzi. Quando, la
scatola si aprì, l'uomo dai baffi neri esclamò:
"Tanti auguri, Eva!". Esterhazy, venne tolto dalla
scatola e si ritrovò circondato dalle urla di tanti
bambini. Solo una bambina se ne stava in disparte,
dicendo: "Com'è piccolo, avresti potuto sceglierne
uno più grande, pà. Oppure, potevi regalarmi un
motorino. E poi, ha un odore così strano. Bisogna
fargli subito il bagno". Detto fatto: prese
Esterhazy per le orecchie e lo immerse subito in
vasca. Esterhazy, cercò di divincolarsi, ma non vi
riuscì. L'uomo con i baffi, salvò Esterhazy da una
morte sicura. Una cosa, infatti, dovete sapere:
tutti i conigli hanno paura dell'acqua, e proprio
non sopportano di fare il bagno. La bambina era
arrabbiata con il padre, il quale avvolse Esterhazy
in un grosso asciugamano e gli disse: "Puoi vivere
qui" e lo mise in una grande cassa di legno. Questa
era la sua nuova casa, senza mobili, ma con tanti
vecchi giornali e visto che nella scatola, si
annoiava, iniziò a leggerli. Con sua grande
sorpresa, i giornali di Berlino, non parlavano di
conigli, ma solo di esseri umani ed un giorno, trovo
una lunga storia di un muro, di cui c'erano persino
le immagini, solo che non si vedeva nemmeno un
coniglio, e l'uomo che aveva scritto la storia
diceva che il muro era una vergogna e doveva essere
abbattuto.
Un giorno, Esterhazy vide che pà si provava delle
mutande nuove. Erano le mutande più belle del mondo,
con un disegno a pelle di leopardo, gialle e nere.
Con i suoi baffi neri e quelle mutande, pà era
davvero forte. Se solo avesse potuto averne un paio
anche lui! Il mattino dopo, se le provò di nascosto.
Anche se gli stavano larghe, si alzò in piedi
davanti allo specchio e proprio in quel momento lo
vide Eva, che era tornata da scuola e gli disse: "Esterhazy!
Ma cosa ti salta in mente?".
Un giorno Eva tirò fuori dalla sua cartella dei
piccolissimi conigli di cioccolata, avvolti in carta
stagnola. "Me li mangio a Pasqua", disse. "E io?",
rispose Esterhazy. Ma Eva rispose: "I veri conigli
mica mangiano conigli pasquali!". "E' tutto da
vedere", pensò Esterhazy, e quando lei se ne fu
andata a letto, li mangiò tutti. Il mattino
seguente, Esterhazy, ebbe paura di Eva, per cui,
quando pà, aprì la porta per andare in ufficio, lui
balzò fuori in giardino e scappò a zampe levate. |
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Esterhazy, che ormai era un vero berlinese, perché
aveva letto tutti i giornali, trovò un'occupazione,
nei grandi magazzini, come coniglio di Pasqua. Il
lavoro era facile: doveva starsene in una vetrina ed
osservare la gente che lo osservava, mentre faceva
qualche saltello, o sgranocchiava una foglia di
insalata. Ma finita la Pasqua, il capo lo mandò via
e così Esterhazy, si ritrovò senza un impiego.
Fuori, per le strade c'erano motorini dappertutto,
che facevano un chiasso infernale (i conigli, dovete
sapere, hanno orecchie molto sensibili, e sono così
grandi che non riescono a tapparsele.), il
marciapiede era bagnato perché aveva piovuto tutto
il giorno (i conigli odiano l'acqua). Lungo la
strada non c'era niente da mangiare, solo gomme da
masticare usate, lattine di birra e salsicce (tutte
cose che ai conigli proprio non piaccono). Allora,
Esterhazy si sistemò, con molta prudenza, dentro un
furgone rosso parcheggiato, da dove proveniva un
delizioso profumino di strudel di mele e di Sacher,
la torta al cioccolato, che è una specialità di
Vienna. Nel furgone, Esterhazy trovò un rifugio
buio, caldo e pieno di dolci. Qui, scrisse una
lettera al Principe, dove diceva di aver conosciuto
una coniglietta, di nome Mimì, molto carina e molto
grande, ma che purtroppo era scomparsa ed il muro
che il Principe gli aveva raccomandato, non lo aveva
visto, tranne che sui giornali. Scritta la lettera,
Esterhazy si addormentò. Per fortuna, l'uomo che
guidava il furgone non si accorgeva di Esterhazy, ma
era intento a consegnare dolci a caffè ai
ristoranti, di tutta la città. Tuttavia, un giorno
d'estate, durante una gita, l'uomo del furgone,
Franco, un italiano, e la sua famiglia, si accorsero
di lui. Ma tale scoperta fu piacevole per tutti,
specialmente per il piccolo Pizzi, il figlioletto di
Franco, che instaurò con il coniglio un legame di
vera amicizia. Finalmente, un giorno Esterhazy si
fece coraggio e chiese al suo amico: "Senti un po'
Franco, dimmi la verità: il muro esiste o no?".
Franco si mise a ridere e rispose: "Credo proprio di
sì,
vuoi vederlo?". Esterhazy rispose: "Oh sì,
sarebbe stupendo!".
Ma all'improvviso, un agente di polizia fermò il
furgone di Franco, ed Esterhazy fu costretto a
fuggire, anche perché secondo lui, quell'agente
aveva l'aria di uno che si mangiava un coniglio al
giorno. |
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A forza di correre, Esterhazy vide il muro, era
grigio, lungo e costeggiato da un prato, il quale
era pieno di conigli, che salutarono Esterhazy con
grande entusiasmo, poiché tutti sapevano che era un
vero Esterhazy. "Mancavi solo tu, vieni ti
mostreremo la nostra tana", gli dissero. Fu proprio
lì, che vide una coniglia molto grande e bella, con
delle macchie bianche e marroni. Lei lo abbracciò
subito, era Mimì: "Mio caro Esterhazy!", gli disse e
lui esclamò: "Mimì!", e le diede un bacio. Dovette
alzarsi in punta di piedi, perché lei era alta quasi
il doppio di lui. Ma si ricordò dei preziosi
consigli del Principe. "Per avere figli più grandi,
dovete trovare una moglie particolarmente grande",
aveva detto. Poi, lei gli raccontò di quanto fosse
tranquilla la vita di un coniglio dietro il muro.
Finché un bel giorno, in piena notte, centinaia di
persone distrussero il muro ed erano così contenti,
che Mimì ed Esterhazy non ne capivano il motivo.
"Senza il muro, Berlino è abbastanza inospitale, non
trovi?", disse Mimì.
"Sai cosa ti dico? Andiamo a stare in campagna",
rispose Esterhazy. Poi, aggiunse: "Mi rendo conto di
essere abbastanza piccolo, però, mi potresti sposare
lo stesso…". "Ma certo che ti sposo, stupidotto che
non sei altro!", gli rispose Mimì.
Ora, dovete sapere che Mimì ed Esterhazy vissero
felici e contenti e, ci vollero sei settimane,
perché Mimì mettesse al mondo tre conigliette e tre
coniglietti ed altrettante sei settimane, per
avvisare tutti gli Esterhazy del mondo. |